← Torni alla homepage di Venaria Palace
La barocca Reggia di Venaria Reale, vicino a Torino, il più grande palazzo di caccia di Casa Savoia e sito UNESCO Patrimonio dell'Umanità. Salta-fila disponibile

Una Storia della Reggia di Venaria Reale

Dal palazzo di caccia di Carlo Emanuele II del 1658, passando per Castellamonte e Juvarra, fino a un secolo trascorso come caserma e al restauro riaperto nel 2007.

Aggiornato a giugno 2026 · Team Concierge Venaria Palace

La Reggia di Venaria non nacque come palazzo, ma come residenza di caccia. Nel 1658 il duca Carlo Emanuele II di Savoia commissionò all'architetto Amedeo di Castellamonte la costruzione di una grandiosa reggia di caccia a nord di Torino, in una campagna ricca di selvaggina; i lavori iniziarono nel 1659. Nel corso del secolo successivo, il progetto si trasformò da semplice casino di caccia in uno dei più vasti complessi barocchi d'Europa, plasmato dapprima da Castellamonte, poi da Michelangelo Garove dopo il saccheggio delle truppe francesi, e infine da Filippo Juvarra, la cui Galleria Grande, le Scuderie e la Chiesa di Sant'Uberto diedero a Venaria la sua forma definitiva. Dopo l'epoca sabauda, il palazzo cadde in rovina – oltre un secolo come caserma militare lo ridusse a un rudere – prima che uno dei più grandi progetti di restauro culturale della storia europea moderna lo riportasse alla luce, con la riapertura nel 2007. Ecco come un terreno di caccia divenne un palazzo Patrimonio dell'Umanità UNESCO.

Il Palazzo di Caccia di Carlo Emanuele II, 1658

Nel 1658 il duca Carlo Emanuele II di Savoia decise di costruire una reggia di caccia – una residenza reale venatoria – nella campagna a nord di Torino, e affidò il progetto all'architetto di corte Amedeo di Castellamonte. I lavori iniziarono nel 1659, con le prime strutture come la scuderia e la torre dell'orologio completate entro il 1660, e il Palazzo di Diana edificato tra il 1658 e il 1663. Il nome stesso Venaria Reale deriva dal latino "luogo di caccia", e l'iconografia venatoria – Diana cacciatrice, Sant'Uberto patrono dei cacciatori, il cervo come preda – pervade l'intero complesso fin dalle origini.

Castellamonte concepì non solo un palazzo, ma un insieme pianificato: la residenza, le sue pertinenze, i giardini formali e un nuovo borgo sottostante a servizio della corte. Fu una dichiarazione deliberata dell'ambizione sabauda. Emanuele Filiberto aveva trasferito la capitale del ducato a Torino nel 1562, e attraverso i secoli XVII e XVIII i Savoia costruirono una corona di grandi residenze intorno alla città per proiettare il loro potere. Venaria, come grande palazzo di caccia tra di esse, fu una delle espressioni più audaci di quel programma – un edificio destinato a rivaleggiare con le sedi reali delle più grandi corti europee. Castellamonte tracciò persino il nuovo borgo di Venaria Reale a valle del palazzo su un asse studiato, cosicché i visitatori in arrivo si avvicinassero alla residenza lungo un percorso processionale imponente – un pezzo di teatro urbano barocco calcolato quanto l'edificio stesso.

Garove e Juvarra: L'Espansione Barocca

La guerra interruppe il primo capitolo del palazzo. Le forze francesi causarono gravi danni a Venaria nel 1693, e dal 1699 l'architetto Michelangelo Garove fu incaricato di ricostruirlo e ampliarlo, creando nuovi padiglioni meridionali e dando inizio alla Galleria Grande che sarebbe diventata il segno distintivo dell'edificio. Il lavoro di Garove, portato avanti fino al primo Settecento, trasformò Venaria dalla residenza di caccia seicentesca di Castellamonte in qualcosa di più grandioso e monumentale, preparando il terreno per l'architetto che l'avrebbe definita. Il suo ampliamento dell'impianto e i suoi primi interventi sulla Galleria Grande diedero a Juvarra una cornice da completare anziché un sito vergine, ed è in parte per questo che Venaria si presenta come un insieme coerente nonostante la sua lunga e interrotta costruzione.

Dal 1716 Filippo Juvarra – il massimo architetto barocco della corte sabauda – prese il testimone e completò i capolavori di Venaria. Portò a termine la Galleria Grande, innalzò la Chiesa di Sant'Uberto tra il 1716 e il 1729, e costruì le monumentali Scuderie Reali e la vasta limonaia della Citroniera. Il contributo di Juvarra è ciò che la maggior parte dei visitatori viene oggi ad ammirare: il Barocco luminoso e teatrale della Galleria Grande e di Sant'Uberto rappresenta il palazzo al suo apogeo. Quando la sua opera fu conclusa, un edificio nato come casino di caccia era diventato una vera residenza reale all'altezza delle più grandi corti d'Europa – il traguardo che, secoli dopo, avrebbe sostenuto il suo riconoscimento UNESCO. Ciò che era iniziato sotto Castellamonte come un capriccio venatorio di un singolo duca incarnava ora la piena fiducia architettonica dello Stato sabaudo al suo massimo splendore.

Declino, Napoleone e un Secolo di Caserma

Le sorti della Venaria cambiarono con gli sconvolgimenti della fine del Settecento e dell’Ottocento. I giardini originali, ricchi di scalinate, fontane e giochi d’acqua teatrali, furono in gran parte distrutti durante l’occupazione napoleonica, cancellando buona parte della scenografia all’aperto di Castellamonte e Juvarra. La perdita dei giardini fu il primo segno del lungo declino che sarebbe seguito, quando la reggia cessò di essere una residenza reale attiva. Con l’attenzione della corte altrove e la mappa politica d’Europa ridisegnata attorno ad essa, l’edificio che aveva richiesto quasi un secolo per essere perfezionato perse la sua ragion d’essere quasi da un giorno all’altro. I giardini, primi a cadere, non sarebbero stati seriamente recuperati per quasi due secoli.

Dopo il 1815 il complesso passò definitivamente in mani militari. Dal 1851 circa al 1943 la Reggia servì come caserma e campo di addestramento: i suoi grandi saloni barocchi furono riconvertiti per i soldati e la sua struttura si degradò progressivamente per un uso per cui non era mai stata concepita. Già nel Novecento, l’un tempo magnifica reggia era diventata un decadente ex-bene militare, ben lontana dalla corte dei duchi di Savoia. Fu questo stato di rovina che il grande restauro di fine Novecento dovette invertire, lavorando su un edificio che era stato caserma più a lungo di quanto fosse stato reggia. I soldati si addestravano dove un tempo sfilavano i cortigiani, tramezzi tagliavano in due gli appartamenti di rappresentanza e i giardini tornarono a essere terreno incolto: un’umiliazione che rende il successivo salvataggio ancora più straordinario. Quando l’esercito la abbandonò definitivamente a metà Novecento, ben poco dello splendore originario della reggia era ancora visibile.

Restauro e riapertura nel 2007

Il recupero della Reggia di Venaria è stato di una portata straordinaria. Un progetto di restauro durato dal 1999 al 2007, costato centinaia di milioni di euro e che ha coinvolto centinaia di esperti e una vasta forza lavoro — secondo le stime, circa 700 specialisti e 1.800 operai — rendendolo uno dei più grandi interventi di restauro del patrimonio culturale mai realizzati in Europa. I lavori hanno stabilizzato e ricostruito la struttura del palazzo, recuperato gli interni e ripristinato i giardini, trasformando una caserma in degrado in una reggia funzionante e aperta al pubblico. Restauratori specializzati hanno posato nuovi pavimenti, reintonacato le volte e recuperato gli apparati decorativi stanza per stanza, in una campagna che è stata anche un'eccezionale scuola per un'intera generazione di restauratori italiani.

La Reggia riaprì nell’ottobre 2007, e il restauro creò anche l’allestimento permanente noto come Teatro della Storia e della Magnificenza, che intreccia i capolavori della reggia in un unico percorso di visita. L’importanza della Venaria era già stata riconosciuta a livello internazionale: nel 1997 era stata iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO come parte del sito seriale “Residenze della Casa Reale di Savoia”, che raggruppa sotto un’unica voce le principali regge sabaude attorno a Torino. Oggi la Reggia restaurata, i suoi 60 ettari di giardini e la vicina tenuta de La Mandria sono tra i siti culturali più visitati d’Italia – una reggia barocca di caccia tornata, contro ogni previsione, allo splendore. Con ben oltre mezzo milione di visitatori all’anno, è oggi il perno della rete di residenze sabaude che l’iscrizione UNESCO del 1997 ha riunito.

Domande frequenti

Chi ha costruito la Reggia di Venaria e quando?

Il duca Carlo Emanuele II di Savoia la commissionò nel 1658 come residenza di caccia, con l’architetto Amedeo di Castellamonte; i lavori iniziarono nel 1659. Fu poi ampliata da Michelangelo Garove e, più famosamente, da Filippo Juvarra nel Settecento.

Perché fu costruita la Reggia di Venaria?

Fu costruita come reggia di caccia – una grandiosa residenza reale venatoria – a nord di Torino. Il tema della caccia pervade tutto, da Diana cacciatrice a Sant’Uberto, patrono dei cacciatori. Faceva anche parte del programma sabaudo di grandi residenze a corona della capitale, Torino.

Chi era Filippo Juvarra e cosa costruì alla Venaria?

Juvarra fu il massimo architetto barocco della corte sabauda. Dal 1716 completò la Galleria Grande della Venaria, costruì la Chiesa di Sant’Uberto (1716–1729) e innalzò le monumentali Scuderie Reali e la Citroniera – i capolavori che oggi definiscono la reggia.

Perché la Reggia di Venaria cadde in rovina?

I suoi giardini furono in gran parte distrutti durante l'occupazione napoleonica e, dopo il 1815, la reggia divenne proprietà militare permanente. Dal 1851 circa al 1943 fu adibita a caserma e campo di addestramento, causando un grave degrado degli interni barocchi.

Quando è stata restaurata e riaperta la Reggia di Venaria?

Un imponente restauro, durato dal 1999 al 2007, dal costo di centinaia di milioni di euro e con il coinvolgimento di centinaia di esperti. La Reggia ha riaperto al pubblico nell'ottobre del 2007 — uno dei più grandi progetti di restauro del patrimonio culturale nella storia europea moderna.

Perché la Reggia di Venaria è un sito UNESCO Patrimonio dell'Umanità?

È stata iscritta nel 1997 come parte del sito seriale UNESCO "Residenze della Casa Reale di Savoia", che raggruppa le principali regge sabaude intorno a Torino. Venaria è la più grande di queste residenze e un esempio emblematico dell'architettura barocca europea.

Cosa significa il nome "Venaria Reale"?

Il nome deriva dal latino "venatio", luogo di caccia, a testimonianza dell'origine della reggia come tenuta di caccia reale. "Reale" ne sottolinea lo status di residenza della Casa Savoia.